CARO CARBURANTI, LA RABBIA NON SI FERMA CON LA SOLITA MANCETTA DI REGIME

 


L’onda lunga delle proteste in Francia inizia a farsi sentire forte anche alle nostre latitudini. Il “Price Cap” introdotto nei giorni scorsi da alcune compagnie energetiche e petrolifere, sbandierato quale “grande successo” (?!) da parte della compagine governativa, è da considerarsi quale miserevole e inaccettabile mancia, dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Il diesel e la benzina, in un paese realmente civile, dovrebbero costare almeno 1 euro in meno al litro. E non, rispettivamente, 2,19 e 1,99 euro per ogni litro erogato. Invece, siccome bisogna regalare soldi e armi agli eserciti nazisti e liberticidi di Israele e Ucraina, ecco che le categorie produttive versano in una situazione economica ormai insostenibile e allo stremo. Intere famiglie ridotte alla fame, nel silenzio di media accondiscendenti e complici ancora una volta vergognosi, di qualcosa che non va fatto sapere.

I video e le foto di questa rabbia strisciante stanno però facendo il giro del web e dei social. Le proteste e i blocchi che stanno partendo da una delle regioni più povere dello Stivale - la Calabria - sono sintomatiche di un malessere che attanaglia strati sempre più ampi della popolazione. E che potrebbe allargarsi a macchia d’olio in men che non si dica, perché il problema è nazionale e dunque riguarda tutti.

Il grido di dolore e di disperazione degli autotrasportatori e di chi lavora per sfamare le proprie famiglie continua a rimanere inascoltato da una classe politica (sia di maggioranza che di oppofinzione) preoccupata più di tenere il culo saldamente sulle poltrone, che non di capire e risolvere i problemi di quei cittadini. Dai quali elemosina il voto in campagna elettorale, senza degnarsi di dare naturalmente nulla in cambio. Pende come una pesante e temibile spada di Damocle, l’ipotesi di uno sciopero a livello nazionale da parte dei padroncini che potrebbe bloccare l’intero paese. Con conseguenze facilmente immaginabili. Il fuoco del malcontento, insomma, cova sotto la cenere, e serpeggia ormai ovunque.

I segnali lanciati del resto sono chiarissimi: nelle recenti elezioni suppletive, a Reggio Calabria si è recato alle urne appena il 22% degli aventi diritto al voto; a Davoli Marina, nel catanzarese, i cittadini hanno dato alle fiamme le proprie tessere elettorali in piazza come forma di sostegno e di solidarietà al blocco attuato da trasportatori, agricoltori e altre categorie che stanno pesantemente risentendo del caro carburanti. Totalmente assenti gli esponenti del governo, a testimonianza e ulteriore riprova della distanza sempre più marcata ed evidente fra politica e vita reale.

Ma non c’è solo l’emergenza legata al caro luce. In questo paese, anche i concetti di “sicurezza” e “giustizia” stanno diventano sempre più utopistici con una recrudescenza della delinquenza, arrivata ormai a livelli insopportabili. Un problema che non riguarda solo le grandi città, ma anche quelle realtà di provincia che - sino a 20-30 anni fa - erano un’oasi di tranquillità, lontane dal caos e dal traffico. Ormai sono all’ordine del giorno episodi di criminalità gratuita, provocati da merda umana d’importazione. Fortemente voluta dalla sinistra massone, scafista e globalista non solo per lucrare succosi profitti con il business dell’immigrazione selvaggia e clandestina, ma anche per assicurarsi un nuovo bacino elettorale concedendo la cittadinanza a gente che non conosce né la lingua, né tantomeno le leggi di questo paese, è diventata per la destra affamatrice e tassaiola l’argomento con il quale raccattare voti, facendo leva sulla rabbia e l’esasperazione di strati sempre più ampi della popolazione. In questo, questa classe politica da operetta e inetta, può contare sulla complicità di certa parte della magistratura e di pennivendoli, complici della loro ignavia.


Da carogne patentate quali sono, infatti, continuano a fare spallucce e finta di niente. Ignorando che, prima o poi, arriverà il casus belli con il quale i cittadini inizieranno a farsi giustizia da sé. Appollaiata sul trespolo delle prebende e dei privilegi a sbafo e sulle spalle di chi lavora, la classe politica parassitaria e fannullona, è troppo impegnata ad approvare quella porcata che è la nuova legge elettorale, con la quale si aumenterà il numero di firme da raccogliere necessario per poter presentare una lista. Il tutto allo scopo di impedire alle forze antisistema di poter dare concretamente voce al dissenso, in totale dispregio e disprezzo di ciò che dovrebbe realmente essere una vera democrazia.

Una trovata squallida e vergognosa che, inevitabilmente, aumenterà il solco già esistente con i cittadini. E che rischia di gettare ulteriore benzina sul fuoco di un incendio, che sta sempre più prendendo piede. I tempi per la secessione e l’affrancamento dall’infame e ladro stato itagliano, sono ormai maturi!

Francesco Montanino


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